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Mais zuccherino

Quasi per scherzo, in primavera ho seminato alcuni chicchimais maturo mais pannocchia di mais.

 

 

 

 

 

 

 

Grazie all’eccezionale temperatura estiva, le piante sono cresciute rigogliose, alte ca. 170 cm., producendo la curiosa infiorescenza apicale e, con grande stupore, delle pannocchie grandi anche 30 cm.

La coltivazione del mais non fa parte della tradizione colturale di montagna a 1200 m. di altitudine, però l’esperimento ha dato i suoi frutti… davvero!

Le pannocchie, cotte in pentola a pressione per quasi un’ora, le abbiamo spalmate di burro e poi sgranocchiate gustando l’ottimo sapore.

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La calendula

calendulaNel mio orto di montagna c’è un posto speciale per la calendula, fiore semplice e dai colori caldi giallo-arancio, dalle benefiche proprietà per la nostra salute. Lascio che i suoi semi, sparpagliati sul terreno in modo naturale, producano i fiori fra gli ortaggi e le erbe aromatiche, per aiutarli ad allontanare i parassiti. Fiorisce a lungo, le mie care apine gradiscono il suo polline e il suo colore mi rallegra: perché, dunque, non riservarle lo spazio che merita?

Ho messo in pratica una semplice ricetta per preparare l’oleolito di calendula.

Raccolgo le corolle e le metto a seccare su fogli di carta assorbente in un luogo buio e aerato. E’ preferibile usare i fiori secchi perché, freschi, potrebbero far irrancidire l’oleolto.

In un contenitore di vetro, verso i fiori e olio extra vergine d’oliva, in proporzone di 1:10 (es.: 10 g di fiori e 100 g d’olio) e lascio al sole per 40 giorni. Filtro attraverso una garza, strizzando bene i petali, e conservo l’oleolito in una bottiglia di vetro scuro al buio. E’ un ottimo lenitivo e cicatrizzante della pelle.

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Le zucchine

zucchineLa zucchina ama il clima mite, una posizione soleggiata e ben areata, inoltre gradisce i terreni ricchi di sostanza organica. Le irrigazioni devono essere abbondanti, soprattutto i primi giorni dopo la semina, ma è meglio evitare di bagnare le foglie, per non facilitare l’insorgere di malattie. Quando la pianta è ben sviluppata, faccio la pacciamatura: cioè ricopro il terreno, intorno al fusto della pianta, con erba secca. Questa operazione è utile per mantenere calde le radici e umido il terreno, e blocca la crescita di erbe infetanti. In questi giorni di agosto la raccolta è generosa e bisogna sbizzarrire la fantasia per cucinarle in vari modi: zucchine trifolate, pasta con zucchine e uova, in frittata, lessate, ripiene, conservate sott’olio o in freezer.
La varietà che ho seminato quest’anno è la “genovese”.
Una ricetta che piace alla mia famiglia è la crema o passata di zucchine; è genuina, gustosa e facile da preparare. Taglio a pezzi mezza cipolla, una patata e tre zucchine; metto tutto in una pentola con poca acqua. Faccio bollire per 10 minuti. Aggiungo un po’ di dado vegetale biologico e utilizzo un frullatore a immersione per fare la crema. Verso la minestra nel piatto aggiungendo un po’ d’olio e.v.o., un cucchiaio di ricotta e una spolverata di parmigiano. Continua a leggere

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Marmellata di uva spina

 

frutti di uva spinaLa marmellata di uva spina è facile da preparare, è buonissima e poco acidula.

Si raccolgono i frutti semimaturi, perché la buccia è più tenera, utilizzando dei guanti di cuoio. Metto 1 kg di frutti lavati in una pentola con 300 ml di acqua e faccio bollire per 20 minuti; aggiungo 300 g di zucchero (a me piace poco dolce) e una bustina di pectina (per ridurre i tempi di cottura). Dopo circa 10 minuti si può verificare la consistenza versandone un po’ in un piattino e la si lasciarla raffreddare; se la marmellata gelifica, è pronta.

Non la passo al setaccio, perché i semi sono piccoli e teneri.

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L’uva spina – uva spinella

uva spinaIl cespuglio di uva spina l’ho visto fin da bambina all’esterno dell’orto di mia nonna. I grossi e dolci frutti sono stati la mia merenda e la loro raccolta è sempre stata una sfida tra le mie dita e le numerose e lunghe spine. Vicino alle piante di ribes ne ho dunque piantato anch’io una, varietà “Rote Triumph”, con frutti rossi, forte ma soggetta all’oidio. Cinque anni fa i rami e i frutti erano cosparsi di una patina bianca; non sapevo che fare per risolvere il problema (oidio) e non avevo intenzione di usare prodotti chimici. Per tre anni ho sperato che il problema si risolvesse da solo, sbagliando.

Ho letto, poi, che si può fare una potatura: si tagliano tutti i rami malati. Ebbene, oltre a guarire, la pianta è diventata rigogliosa; gli acini sono sani e buonissimi.

Vale la pena la coltivazione, perché la raccolta è abbondante, i frutti sono riccchi di vitamina C e pectina.

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Tolleranza

La tolleranza è una virtù che si può imparare nell’orto biologico. Un tempo mi davano fastidio lumache, formiche, ragni, api, bruchi, lombrichi e tanti altri piccoli insetti di cui non conosco il nome, ma che brulicano nel terreno.

Anche se stare a guardare senza batter ciglio le “invasioni” degli afidi sul melo o dei bruchi sui cavoli non è così scontato, con il tempo ho imparato a rispettare certi “parassiti”, perché ogni essere vivente ha la sua funzione; non si tratta di far loro la guerra, ma di contenerne il numero utilizzando semplici accorgimenti.

Se notiamo un eccessivo numero di taluni, forse è colpa nostra che non abbiamo preparato bene il suolo in primavera, abbiamo erroneamente seminato troppo fitto, oppure bagnato troppo il terreno, non abbiamo tenuto conto della posizione ideale per le piante o delle consociazioni.

Ho visto che nel mio orto ci sono anche gli orbettini e ciò mi fa piacere, perché catturano lumache, vermi e insetti. Le forbicine e le coccinelle si nutrono di afidi; i lombrichi “arieggiano” il terreno con i tunnel che scavano e producono humus, mantenendolo sano; le api provvedono all’impollinazione e, se ci muoviamo con calma e tranquillità, senza interferire con esse, non ci daranno fastidio e non ci pungeranno.

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Pazienza

prime piantineOra che non ci sono più importanti escursioni termiche tra giorno e notte, ho tolto i teli bianchi di tessuto non tessuto dal terreno e…. meraviglia: le piantine, che prima avevo solo intravisto, sono apparse. Devo ammettere che provo emozione nel vedere i filari verdi sulla terra scura, le piccole piante di legumi che emergono come sentinelle, scoprire come sono le foglie di una varietà di verdura che non avevo mai coltivato prima.
Non c’è dubbio che bisogna aspettare con pazienza questo momento.
Scopro, però, che non tutto è spuntanto: forse fra qualche giorno lo sarà, altrimenti dovrò seminare nuovamente negli spazi vuoti. Non tutti i semi sono “attivi”; tutti i semi sono appetibili ai piccoli animali che vivono nella terra e su di essa: certamente non possiamo tenerli fuori dal recinto e bisogna imparare a convivere instaurando un equilibrio con loro. Le lumache e le formiche, che ci danno tanto fastidio, sono anch’esse importanti nel ciclo alimentare, perché eliminano ciò che è debole e in decomposizione “pulendo” il terreno.

Per dirla tutta, però…. quando c’è un eccesso di lumache, dopo giorni e giorni di pioggia, e dopo aver visto scomparire le piantine di insalata acquistate da pochi giorni, le raccolgo e le sposto lontano dall’orto, dove troveranno altre fonti di cibo.